Tristano Tamaro

Il nostro parlare

Ora sei nel vento;
hai gesti, abbracci, sussurri d’aria
e questa colorata marea
che insegue il profilo delle colline
mi svela che tutto è ormai mutato
sul pentagramma veloce del tempo.
Un divertito stormire nei tuoi occhi
dipinge sul velluto fine del rimpianto
sentieri diritti, dove le pietre
hanno rubato spazio alla terra.
Io ho dovuto sillabare
lettera per lettera il dolore,
e lungo gli affaticati viottoli della notte
ho inciampato nel mio parlarti
al tavolo del cielo,
dove cime d’albero e insegne di foglie
danno quietamente ascolto.
I sogni inseguono faville nel buio
e solo il mare viene a nascondersi cortese
nel nostro secchiello
a suggerirci parole di bianco corallo.
Lo sai,
ci vogliono occhi buoni per le stelle
e dita abili
nel trattenere il mantello del vento,
mentre ora
non ho più né occhi né mani,
ma solo un cane stanco e spaurito
al posto del cuore.
Più in là,
sotto il vecchio cappello azzurro,
immagini lievi
dipingono il vetro delle incerte certezze
deridendo sicure
l’impertinenza dei colori.

V edizione anno 2006