Tilde Ferrari

Non aveva studiato mio padre

Non aveva studiato
mio padre.
[ La terra voleva braccia…
Piccole le bocche da sfamare.]
E, curvo sulla terra,
frantumava zolle
con la zappa.
A luglio, al frinir delle cicale,
raccoglieva [imperlata la fronte]
covoni di grano sui campi.
Non aveva studiato
mio padre,
ma suonava il violino
con tanta maestria
che, ai conviti,
la gente si scordava
di brindare.
Lui, mio padre,
con le sue lunghe nodose mani,
spaccava tronchi
là sull’aia,
accanto alla casa avita.
Non aveva studiato
mio padre
ma sapeva dipingere le chiese
con Angeli e Santi
rubando colori al cielo
ai monti ai prati,
ai bucaneve bianchi,
ai fiordalisi.
E poi mio padre
parlava con gli uccelli
e mi precedeva su, per gli irti sentieri
della mia infanzia,
che portavano a radure
dove, tra i sassi,
scorreva, cristallina
acqua di neve.
Oh, silvano silenzio
delle nostre montagne!
Oh, voce di mio padre
che sempre m’insegnava
le parole della vita!
E a leggere il sole, i monti, i venti, i prati!
Giorni belli ed andati,
dolci ricordi
vivi nella memoria!
Così che la notte,
escono nei sogni a ritrovarmi.
E accanto a me vedo mio padre…
vicino… come allora…
Risento il suo violino,
rivedo i suoi colori.

VI edizione anno 2008