Ruggero Manici

Sono un marinaio del Kursk.

Ho cucito gradi e divisa
ai tendini della mia vita.
Sono un guerriero di ruolo
il mio dio è la scatola nera
che percorre le strade degli abissi.
Quando sono di turno
dò la cera al periscopio
delle mie certezze.
Le ragazze le metto nel marsupio
posseggo il mouse
che controlla il destino.
L’alba sorge solo per me.
Mi piace sentir cantare gli scarponi
che battono la tolda inumidita.
Mio padre sputava rimpianti
nelle miniere a nord di Tula,
mia madre puliva icone
tra un pianto ed un’attesa.
Mio fratello l’han crivellato
a Rostock, era della Stasi.
La paga non è molta
ma non faccio la fila
per sfamar la mia fortezza.
Poi d’improvviso
quel portello d’acciaio
a prova d’imprevisti,
s’è schiantato come la bottiglia
che inaugurò lo scafo:
un’acqua gelida ed amara
che s’infila tra le dita
sgorga possente
come un’arteria stroncata,
sale, sale riempie
gli interstizi della paura;
il mio fiato…
son bollicine leggere,
che vanno verso l’alto….
i miei capelli biondi
s’agitano come il danzar
d’una medusa aliena.
Non c’è tempo
per ricapitolare
e mentre perdo peso e speranza
rivedo il giallo
delle messi inquiete
della mia Ukraina.
Ero un marinaio del Kursk

III edizione anno 2002