Patrizia Gori

Sulla soglia

Quel mattino soffiava un vento conosciuto,
soffiava come i bambini sulle candeline che contano gli anni.
Ho guardato fuori,
il mondo mi ha accolto ondeggiante.
Era la danza muta che sempre precede il tuo arrivo.
Ti vedo scendere dall’auto,
la tua figura fluttua nell’aria, non apri il bagagliaio.
Per un attimo
il respiro si fa nodo e mi serra la gola.
Esiti, ti fermi, indietreggi
(la marea che si ritrae).
Poi, prosegui deciso
(l’onda che ricopre la battigia):
La mia stanza,
quieta e ordinata
è spazio estraneo al mondo in cui ti muovi.
Spalanco la finestra,
il vento entra senza invito, e lascia cadere
in ogni angolo le parole che porti nella mente.
Ti ho atteso sulla soglia
di questa casa senza te.
La camicia da notte
il mio abito da sposa.
Le braccia lungo i fianchi
in segno di resa.

IV edizione anno 2004

 

L’orizzonte dei sogni

Ti chiedo:
vuoi pitturare un tramonto con me?
Fuori il sole tinge di rosso nuvole e cielo.
Mi guardi stupito ma non domandi
se sia pazza per davvero.
Abbasso lo sguardo,
so che non dovrei disturbarti quando scrivi.
Per scusarmi, ti offro un tè.
Lo sorseggiamo in silenzio,
chissà dove corrono i tuoi perché!
A me basta questo:
il calore del tuo braccio
che sfiora inavvertitamente il mio.
Vorrei parlarti
ma riprendi a scrivere
e quando sei stanco, accendi la TV.
Nella notte silente
lascio il letto dove dormi sogni
in apparenza tranquilli.
Mi rifugio in cucina
cercando.
Un sorriso, anche sgualcito,
là dove appendo il grembiule.
Un pizzico di pace,
dentro il barattolo giallo dello zucchero.
Non trovo sorrisi, né pace
né colori per pitturare un tramonto.
Solo la tazza che hai dimenticato sul tavolo.
Dove poggi le labbra
indelebile
il sapore di te.

V edizione anno 2006