Maria Antonietta Bertaccini

Un atto d’amore

Nel tuo vecchio mulino ho lasciato
la finestra aperta, sul balcone dei gerani,
per farvi entrare il sole,
la panchina di legno,
un cuscino di viole sotto il platano,
nascoste, tra le foglie;
il capelvenere che danza al vento del canale,
le casette dei “piccioni texani” sul noce
e le noci a rotolare
nel sentiero dei calicanthus.
Per un atto d’amore, dal tuo vecchio mulino,
ho portato con me una statuetta di gesso
del Sacro Cuore, un canovaccio di tela
con un pugno di farina,
un mestolo smaltato di blu che mi piace
affondare nella zuppiera dei ricordi,
una coperta intessuta di seta con angeli
verde e oro che tua madre, alla finestra,
stendeva per la processione.
Ma il seggiolone con le ruotine di ferro
che mi piaceva tanto
non l’ho più ritrovato!

II edizione anno 2001

 

L’uomo che indossava camicie
di fine cotone

Sul filo, dietro la siepe di lauro ceraso,
il vento di febbraio gonfia il bucato.
Mi manchi, uomo,
che indossavi camicie di fine cotone,
e dentro il taschino,
l’inseparabile pacchetto di sigarette!
Guardo il fumo che esce dal camino:
sale sopra i rami dei noccioli,
fa i boccoli alle nuvole,
forma riccioli che si stemperano
in viole del pensiero.
Penso al fumo che entrò
negli alveoli dei tuoi polmoni,
dilatò caverne annerite da pipistrelli,
ti avvelenò il sangue,
e scavò per i tuoi occhi fòsse di teschio.
Non sei qui, oggi, a stringermi forte,
uomo, che indossavi camicie di fine cotone,
non ad ascoltare
il vento rabbioso che passa fra le betulle,
che arruffa il pelo del gatto forestiero,
che viene nel garage ad acciambellarsi
sul cofano dell’auto.
Non qui, con me,
a raccogliere mozziconi di sigarette
che il vento ha riacceso e adunato
davanti alla porta.

III edizione anno 2002

 

La giacca di raso rosa

Che tu non abbia freddo dove sei
con quella giacca di raso rosa!
Che tu senta il calore di quel Dio
a cui sempre ti sei aggrappata!
Algido il giorno, Luciana, sforbicia il dolore
come smerlate e puntite foglie d’agrifoglio.
Cuore di pettirosso,
sei tornato presente-assente
nel tuo primo Natale
a saltellarmi accanto.
Dormi, sorella mia preferita!
Dormi il sonno dei giusti.
Riposerai la testa sul cuscino
le mani di fata incrociate,
ai piedi il tuo amato cagnolino.
Bella sarai, come “Ilaria del Carretto”.

IV edizione anno 2004

 

Canto della buona terra

Grande amore di terra collinare
l’anima mi rapisce e la porta
dove il vento ondeggia le tamerici rosa
e nel cielo spinge i falchi dagli occhi d’aquila.
Qui, la pace alberga in oasi di girasoli.
Natura come rossomare di papaveri,
ombraluce di specchi d’acqua,
natura come incanto,
come incontro di lepri e caprioli,
come nido del cuore dentro un nido di vita,
nel rosmarino in fiore.
Natura come terra buona:
“LA BUONA TERRA di PEARL BUCK”.
E’ qui la terra che fa lievitare il grano,
la terra conchigliata
che ripete nei fossili il canto del mare.
Questa amena collinetta
che s’inginocchia ai piedi
dell’Eremo di “Montepaolo”
e si rialza vestita di verde boschivo
e si arrossa di lupinella,
questa mia collina
che ascolta ed esalta, nel silenzio,
l’abbaiare dei cani,
ed ora anche il raglio di un asino bianco,
questa mia collina,
di notte,
è argento di luna.

V edizione anno 2006