Luciana Tognoni

Incisa

Con la punta crudele, acuminata,
d’un dolore rovente
(marchio profondo, marchio inconfondibile
che attesta il tuo passaggio silenzioso)
nella carne dolente d’ogni cosa
è incisa la tua assenza.
Mi vedi, forse? Mentre provo a vivere
giorni duri e dispersi, camminare per strada
passi smarriti che non lasciano impronte,
mentre scruto nel nero
profondo, denso, d’una finestra spenta
(muto di voci e di stoviglie
l’interno della casa, e nel ventre del tempo
sprofondati per sempre i suoi abitanti…).
Abiti adesso
i luoghi di confine, le appena percettibili
sospensioni del tempo.
Abiti, incredulo,
l’incerto, l’informe, il non ancora.
Ma, soprattutto, abiti crudelmente
il mai più, l’appena poco fa …
Abiti, solo,
l’aspro e l’incolto del ciglio della strada,
il campo abbandonato tra le case
ad un’ebbrezza rigogliosa e selvatica.
Abiti l’ombra imprigionata tra le sagome
nere degli alberi, nel fondo della sera.

V edizione anno 2006