Luca Ubaldo Cascinu

L’urlo

Gridala forte la tua indignazione
gettala
al vento impetuoso di maestrale,
al caldo scirocco,
alla tramontana gelida,
al libeccio e al grecale;
sciogli al tuo cuore le catene
che forte esploda la sua rabbia
e il vento la sparga
ai quattro angoli del mondo
in ogni anfratto,
perché tutti sentano
e nessuno osi dire
“non sapevo, non c’ero”
Spalancalo il tuo petto,
che il dolore erutti
senza freno
e diventi
mare
che ingravida ogni cosa;
strappa alla tua gola il nodo
che la strozza
e l’urlo gonfi
fino a farsi tuono
e rimbombi terrifico
nelle sopite viscere del mondo,
ché nessuno osi dire
“non sentivo dov’ero”
Fatti bambino e provala
la fame, lancinante,
guardali gli occhi intorno,
odorala la morte
che ti fermenta dentro
inesorabile, lenta
fino a scoppiarti il cuore;
fatti fuggiasco
e aggrappati al disperato Caronte
vagalo il furibondo e tetro mare
inospitale
come lo è la terra
che aneli all’orizzonte
e non ti vuole
Cercala la tua gamba
il braccio, la tua testa
brillati via, improvvisi,
vivilo lo scempio
del tuo corpo smembrato
scagliato
da ogni parte,
il tuo sangue, sentilo,
inutile
rapprendere la polvere
della casa che c’era
un attimo appena prima.
The time is over,
non c’è più tempo, vedi?
Prestagli la tua voce, presto, alla vergogna,
vomitalo il fallace mondo
stupido, ignorante,
di bombe intelligenti
religioni, oro nero, guerre
preventive e sante
urla, scagliala nel vento la tua voce,
sconquassalo il sonno dei dormienti
The answer, my friend,
is blowin’ in the wind
sta correndo nel vento,
amico mio, la risposta
tu urla più forte, ancora:
basta, basta, basta, basta!

VI edizione anno 2006