Loriana Capecchi

Da semina a semina il conto
degli anni

Mia madre si svegliava con le stelle
per impastare nella madia il pane
o appendere lenzuola a cieli d’alba.
Tacevano le gole degli uccelli.
Nel buio ancora gli alberi
le foglie
mentre schiariva
il graffio della luna
cortili abbandonando
sogni
amori
azzurra l’acqua al fondo della conca.
E il giorno disegnava sulla soglia
la sagoma di un vecchio o la sua ombra
il cui sguardo parlava al grano
al vento.
E fanciulli prendevano la strada
senza pareti che portava a un cielo
trafitto dal fiorame di ciliegi.
I corpi dei padri riempivano campi.
Il sole nei solchi.
Volavano falci.
La vita non sfogliava calendari
sulla parete vecchia di memorie.
Lo spazio da semina a semina
era il conto degli anni.

I edizione anno 2000

 

Madre

Madre, avevi mani buone come il pane
spezzato sulla tavola di legno
per la fame di figli e poi riposto
nella madia odorosa di castagno.
In cerchio gli occhi freschi di fanciulli.
E passeri sull’orlo della soglia.
Cantavi e dentro il canto ritornavi
giovane donna nella veste chiara
il corpo vigoroso che sfidava
fatiche sulla terra da incrinare.
E ti rivedo là ‑presa dal vento ‑
che appendi panni al cielo e nelle braccia
ripeti una movenza di bambina.
Ma la luna d’inverno è più lontana
per madri monolitiche d’amore
se neve scende bianca e porta fame.
Torna a gelarsi l’acqua nella brocca
ed è così lontana primavera
a risvegliare verdi onde di grano.
Tante le notti al lume di candela
in compagnìa del tarlo di pensieri.
Mio padre
stanco
ti dormiva accanto.
E tu sola vegliavi. “Ave Maria..”
pregavi non mancasse in casa pane.
Lunghe ballavano ombre alle pareti
destate dal guizzare della fiamma
se il soffio della notte penetrava
fessure di finestre a stelle chiare.

II edizione anno 2001

 

In ascolto di mio padre
(Buttero o gaucho = emigrante)
Spazi aperti raccontami e del mare
laggiù in Maremma
l’oro delle crete
le strade bianche
vuote di parole
su cui il cielo si appoggia
e il silenzio è una voce.
Ricordami l’odore di ginestre
sfuggito all’abbraccio geloso del vento.
E dimmi dei cavalli
i segreti negli occhi
con dentro le orecchie la voce delle onde.
Luoghi m’invento dove sei passato
le zolle che hai sfiorato con la mano
e sguardi indovino sull’oro del grano
al riso dei papaveri…
Lontano.
Raccontami la vita
l’avventura.
Don’t cry…’ Fu dura un tempo l’Argentina.
E dimmi delle pampas
di chitarre
e a quante lune concedesti il cuore
le sere che discesero nel cerchio
di genti volte a un canto intorno al fuoco
sotto stelle curiose
e lei
la luna
per un attimo dimentica di andare.

VI edizione anno 2008