Graziella Salterini

Equinozio di primavera

Premesso che…, mai prima avevo visto un tramonto
al suo massimo fulgore tingere la neve
con gli acquerelli grigio e blu notte e non usare mai
le note viola…
ho camminato poi in mezzo alla sua luce
fra cocuzzoli di presepe impolverati da grandi
manciate di farina troppo a casaccio ammucchiate
in valloni e fossi controvento
e mi hanno tormentata i rami indisciplinati degli alberi
che, accanto ai fiori di primavera hanno preteso anche
quelli del ghiaccio e così si fan lucenti, nella sera,
a gongolarsene con l’acquolina che ne scivola in ghiaccioli.
Il tramonto qui, con pochi pennelli, lascia intatti i colori
agli alberi, senza dipingerne le cortecce di viola,
farne livide le foglie e nega trasparenze alle cime dei monti,
per strapparne poi improvviso con uno schiocco e un lampo
la copertina scura appena lì distesa di traverso.
Premesso che…, con queste poche tinte mi denuda ancor più,
negli occhi, meno fatica forse mi dominerà i giorni dell’estate.
Mi sarà piacevole, allora, lasciar libere mani e fantasia.
E scriverò, di fronte alla finestra aperta sul buio.
Più facile l’andare in una notte sommessa di poca luna
e rade voci di grilli intorpiditi e le lucciole
le lascerò a stare accese solo dentro i fossi,
scricchiolerà la porta socchiusa sulla discesa nell’erba
per il guizzar dei gatti quando anche il più giovane di loro
che, con la luce mi avrà lacerato le mani nel gioco,
sarà ormai per me senza pretese. I cani, per un poco,
ammansiranno, con gli occhi rovesciati nel sonno appaiato
sulla schiena, i rispettivi finti soprusi, culminanti sempre
nelle angherie del ringhiare e degli sguardi fulminanti
del piccolo sul grande.
Premesso che…, vorrei che ogni cosa così debba accadere
a vegliare in quelle ore ammansite della calura,
ma prive di troppi incantesimi ladri, starò, per sentirmi
libera di trascinarmi nei pensieri, senza permettere
ad artigli sospirosi e scuri la mia cattura.

IV edizione anno 2004