Giuseppe Vetromile

Grideremo avemarie

Affideremo una parola buona al vento di stasera, mia cara.
La fine del giorno voglia concederci l’estremo
sprazzo di luce sui gerani, per navigare eterei
un altro tempo ancora in silenzi colmi di preghiere,
stando qui al davanzale casalingo, dinanzi
all’ultimo guizzo del sole deponente.
Diremo una parola santa, mia cara, che non svanisca
nel coro di lingue farfuglianti stasera sulla terra. Vedi,
già dècima l’attesa d’un ritorno d’Iddio
in questo trambusto di guerre,
nel paradosso d’un orizzonte fitto di speranze;
già declina il cuore e l’avventura, si restringono
le colonnedercole e si rinserrano gli spazi
(ognuno vi rimane padrone e prigioniero).
Ma noi grideremo avemarie
alle ombre dei morti che più non sanno
dove andare, stanotte, raccolti qua e là
in grappoli di odio ai crocicchi d’ogni razza.
Urleremo il nostro basta dal profondo,
che non venga altro delirio ad arrossare
questo tramonto, o uragano guerrigliero
a sostenere le nostre ali di violenza.
Da questa nostra casa cattedrale di speranza
affideremo una parola buona al vento,
che salga su fino alle stelle:
l’amore tra noi, l’Amore!
che ci fece privi d’ogni inutile fardello.

IV edizione anno 2004