Giovanna Colonna

America

Guardo all’America, da sempre.
Mia madre mi diceva, da bambina,
che era un grande paese. Mi rammento
l’infanzia contadina sotto il sole.
Nell’aria, il canto di cicale
fermava il tempo. Si levava in cuore
un’attesa di pace. Le campane
della piccola chiesa delle Rose
scandivano i rintocchi della festa.
Quale fu il punto che cambiò le cose?
Partimmo scalzi dalla casa bassa,
una domenica di agosto. Tutt’intorno
un fuggi – fuggi generale. Sul carretto,
Elisa incinta, con la veste rossa.
La paura, la fame erano a fianco.
Dal cielo il rombo dei motori
calava sugli ulivi, ad azzittire
il caldo mormorio della campagna.
E scesero i bengala su Firenze.
La mano di mio nonno che indicava,
accanto alla finestra,
gli sfumati profili delle case,
tremava in quella luce.
L’Arno scorreva sotto i ponti antichi,
ma del passato nulla era lo stesso.
Poi, il proclama del frate che annunciava
il ritiro dei barbari oppressori,
ci distolse dall’incubo dell’ora.
Gli sguardi fissi, nel silenzio
dell’una e l’altra voce, stupefatti,
vedemmo giungere, dal fondo
di una strada cosparsa di macerie,
i soldati d’America, col pane.

III edizione anno 2002