Giorgio Montagnoli

E allora

E allora
sorridendo, come impacciata, chiese,
sentendomi parlare:
lei non è di Pisa, vero?
anch’io sorrisi, a cuore lento; – è vero,
sono di Genova, e neppure di città;
di un luogo dove ora umiliato il mare
sassi lambisce attento a non toccare
l’anima del monte devastato;
e brulli alberi con prudenza evitano
il profondo del cielo
fuori restandone
indipendenti
il monte quasi non c’è, adesso diventato
calce ai mattoni per alzare case,
- ma prima diritto incombeva vigile
con una luce in cima, e vista da lontano
per chi pescava lungamente a notte, e poi
avrebbe fatto giorno
per ritornare -
mare che striscia largo alla battigia
gioco d’andare e subito
essere di ritorno, senza voler viaggiare:
saputolo, ti aiuta all’onda spingere la barca
come se avessi preso a cavalcare
intorno, allineate a file
lunghe, le case s’adunavano proletarie
strette al cantiere, luogo di torri altissime,
impalcature a tendere lo scheletro metallico
dove formica il nonno ribatteva spesse
lame d’acciaio, e appoggiate a crescere
navi superbe
pronte a solcare il mare
fasce tra muri alti, nascondevano
orti stentati, ma di ortaggi forti
scuri negozi di piccola gente, intensi poi di odori
che ti portavi dietro
senza pagarli, ossia
erano di regalo
tutti poi siamo andati via: io non so dire
d’un luogo che si è formato
per scomparire
qualcosa che va via senza di te,
un luogo in cui soltanto in sogno
- o desiderio – tornare ti è permesso;
è questo il punto che non so narrare;
ma ho provato lo stesso.

IV edizione anno 2004

 

Certamente

Certamente
nel viaggio sono di ritorno, e anche
vicino ad arrivare, perché profumi noti
colgo, e le nostre luci
calde di riferimento
riprendono il consueto
del dove stare
il cuore appagano le tinte attese;
tracce di odore quale impensato porto
un che di cucinato ai tempi
in cui si aveva fame, e troppo
non se n’aveva, a renderlo
più buono;
- ma a che ti giova
tornare adesso, che i tuoi d’un tempo
tutti son morti?
a un luogo
si torna, che è rimasto dentro;
il tempo invece brucia: ora, consunto,
forme e presenze ha abbandonato insieme
sovra poste ad esistere, affetti e delusioni,
n’è pieno il cuore, pure oggi, al momento
delle passioni tristi
che umiliano la vita -e quanto ancora
resterebbe da fare
né solo ritorno; sento che devo ora
aprire porte relegate chiuse -e pure
mestiere conservano d’aprirsi,
anche se verso dentro
né torno solo, perché ti ho conosciuta
e son nati figli, figli dei figli, altre persone
che bene si aggiungono ai miei d’allora;
per nascere ora vengo definitiva-
mente a presentarmi al nuovo
che non si può scansare
-né mi interessa farlo
a parte il soffrirne, coscienza non provo
da dove io stia venendo, e tanto
indistinta mi tiene
voglia di camminare
a casa mia
vivere è un continuato andare dove
si vada via; per noi cambiare è l’unica ventura,
convinzione è rimasta che in quel luogo
nascere una sola volta
proprio non basta; e la ragione
vera
del mio ritorno è questa

VI edizione anno 2008