Gioia Guarducci

Danza Andalusa

Mille stelle di rame, questa sera,
e un suono di chitarre in lontananza.
Il cuore è solo un bimbo rannicchiato,
che aspetta inquieto sulla riva nera.
Socchiudo gli occhi al ritmo d’una danza,
che accende i corpi e lascia senza fiato.
Il maestrale s’è alzato.
Vieni, galoppa forte insieme al vento.
Vieni, prima che il fuoco si sia spento.
Per te ho indossato l’abito di seta;
per te ho appuntato fiori tra i capelli,
ho saccheggiato gelsomini e nardi.
Ho speso fino l’ultima peseta
per acquistare braccialetti e anelli,
che scintillino al buio ai caldi sguardi.
Perché, amore, ritardi?
Chitarre e tamburelli altro non odo,
lo scialle rosso attorno ai fianchi annodo.
Io danzerò per te languidamente,
nell’eco d’una musica proibita.
Presto, la luna dal color di sangue
digraderà sui colli ad occidente.
Mentre d’amore piange la ferita
un usignolo che nell’ombra langue,
io m’abbandono esangue,
stordita da improvviso capogiro,
tra le tue braccia, senza più respiro.

III edizione anno 2002