Gino Rago

Terra di Siena

È scirocco salmastro
questo che bagna le pietre
serene; tutto è stasi nell’oblio
come una boa rossa
nel mare. Lontano
dal golfo dei poveri, dal molo
che soccombe
alla febbre dei gabbiani,
mi fiorisce in bocca
il dono primitivo della luce
che in vesti d’aurora contende
al tenebroso impero della notte
lo spazio, il tempo, il fiato
della vita: troppo bianca è la luna
per essere veduta. Montepulciano
è un’alba in salita, un cuore
alato, un singulto d’eterno
da tegole antiche, una colomba
su terra di Siena. Lo scroscio
dell’Arno al mio lato, bevo
l’acqua santa
nel cavo della mano,
senza colpe addento la polpa dell’anima.
Le bitte, il pontìle,
il cielo a sparpagliarsi
su sciabecchi addormentati…
Allucinata fissità sul niente,
non rispondo all’eco
del Mediterraneo, al grido
alto di mia madre, alla saggezza
quieta della morte.

VI edizione anno 208