Gianni Casubaldo

Istituti

Rinchiuso dentro
un grande stabilimento vuoto
con mura possenti
di un grigio insignificante
con gli occhi di un bambino scruto gli spazi
centimetro per centimetro
alla ricerca di un significato
ma la ricerca diventa angoscia
l’angoscia diventa un groppo in gola
ma le mura non si muovono
sono di cemento armato
ed io sono umilmente disarmato
sento la fatica dei passi sempre uguali
tutte le direzioni che prendo
da linee diventano cerchio
la stanchezza sale
il diaframma fatica a contenere
l’aria consumata
mi accascio al suolo
abbraccio strette
le mie gambe piegate
appoggio il volto su di esse
iniziando a ruotarlo
per vedere il cemento armato
sento la musica di un carillon
scende una lacrima
che ingenua penetra tra le mie labbra,
è dolce.

II edizione anno 2001