Gabriele Bellucci

Neve grigia, corrotta
Neve grigia, corrotta,
disperata corre la strada,
sotto il ponte della ferrovia
tracce di pneumatici e sale.
Il grido lacerante della sirena
scavalca l’orizzonte tenebroso del cielo.
Parole brevi, essenziali
rimbalzano su fumosi lampioni.
Folate umide di vento,
odore di morte fresca ricolma il nulla.
Due corpi immobili,
due stelle spente risucchiate da un buco nero,
avranno sì o no la mia età…
La pietà di bianchi teli
vince l’impotente desolazione,
opprimente il silenzio della sconfitta.
Si ribella il mio cielo di cristallo,
si frantuma in piccole gocce amare,
pungenti,
mi accorgo di piangere senza singhiozzi,
senza ritegno.
Vorrei gridare, inveire, disperarmi,
ma sono rigido, inutile, infelice.
Vorrei chiamare Dio
ma dove può essere Dio se non qui?
‑Non sarà sempre così ‑mi dice un confratello.
Mi faccio solo da parte.
La sua mano sulla mia spalla
ha il peso di due vite spezzate.

anni 20
II edizione anno 2001