Francesco Stefano Bottaro

Intervallo

Ribollono già della strada
le squame d’asfalto,
al primo raggio di sole
che appare, aggrappato
a lembi di cirri.
I cuscini di muschio,
sopra il muretto di pietra,
sono piccole spugne, gravide
ancora di gocce di pioggia.
Il prato è un leopardo di fango,
e di piccoli stagni, in cui il sole
si sciacqua, ed irida un arcobaleno.
Là, alla casa di fronte,
la lunga grondaia distilla
dal tetto già quel che rimane,
d’umore di cielo.
Fantasma, t’osservo,
e tu mi saluti.
II
Di nuovo, dal mare lontano,
risale il cumulo scuro, ed il vento,
con raffiche forti, improvvise,
colpisce i pingui cespugli,
rapisce del pesco le foglie ingiallite,
della mimosa i timidi germogli.
Il monte si copre la cresta d’antenne
col grosso berretto di lana.
Di nuovo il mio vetro è un nido
di piccole serpi che strisciano
fino al davanzale.
Guardo le gocce cadere,
le bolle scoppiare,
sul filo delle pozzanghere.
Guardo i cerchi svanire veloci,
come il sole è svanito,
come anche tu, fantasma,
sei svanito…

IV edizione anno 2004