Enzo Sbrana

Volto Santo

C’è odore di pizza, stasera, in Fillungo…
profumo di spezie nostrane unito a sottili folate d’incenso.
È tardi… La festa del Santo Fridiano è alla fine.
Tra canti, osanna e lampioni
la lunga sequenza dei volti, dal lume dei ceri schiarita,
è già tra i ricordi.
La siepe di gente ormai si dirada
… e anche quest’anno è finita!
La folla svanisce nel buio
ma a un tratto si ferma stupita per via
qualcosa di strano che avanza, per ora lontano.
Che cosa succede? È un rombo profondo.
È come se un tuono giungesse impazzito
di fondo al Fillungo.
Rimbomba la nobile via, in tutti i suoi sassi,
che storia è mai questa? Non è una preghiera!
È un’eco violenta che viene a turbare momenti di pace
col suono di rudi strumenti di guerra.
Nel piccolo slargo davanti alla chiesa
improvviso e furente esplode il fragor dei tamburi.
Terribili suoni creati a render men vile la morte
talchè nella zuffa feroce le urla d’aiuto
ne restin nascoste.
Quadrati di seta di ogni colore,
drizzati nel cielo per sfida
battenti nel vento che forte li stira.
Contrade… quartieri… rioni… son tutti presenti
tra selve compatte di lame taglienti.
Lampeggia la via riflessa sui ferrei scudi…
su picche e corazze argentate,
su stormi di livide punte in alto levate.
Avanzano zitti, a file serrate
quei duri soldati un tempo lordati di sangue fraterno,
or marciano chiuse in unica schiera
le ombre fasciate di ferro
nel buio che le cela.
E i grandi tamburi or batton più forte
e il rombo più cupo risveglia gli antichi ricordi
pel lungo sfilar di que’ morti.
Dall’acque del mare, dal monte e dal piano
un popolo spento è giunto in silenzio al muto richiamo
del Santo Architetto Fridiano.
Fiorenza… che viva!
Gran nomi sonanti d’antico lignaggio
or seguono fieri la bianca bandiera
di rosso gigliata e rizzata nel vento
tra file di lance schierate ad usbergo.
Vai Pisa! Sola sul mare infinito!
Arcieri di Siena dal dardo preciso!
Balestre di Prato, Coorti Aretine!
ferrigni guerrieri Lucchesi!
Uniti a raccolta fraterna
dai foschi tamburi di guerra.
Ora il tuono più sordo si fa
e… lontano si perde.
È vuoto il Fillungo e buio,
vi risuona gentile il silenzio.
Solo il vento sussurra sommesso in punta di piedi, stasera
è sempre lo stesso di allora… Lui c’era!
Un piccolo soffio… una brezza leggera
e i bianchi foglietti un po’ unti
e ancora odorosi di pizza
… disperde qua e là, nella sera.

IV edizione anno 2004