Enrico Calenda

Dove il fratino appiana

S’incurva schiumando l’onda
sulla sabbiosa riva, fra le ricurve dune
che rimodella il vento, dove il fratino appiana,
muto cercando il nido, con l’uovo che l’aspetta,
dove la vita inverda e al sole poi si secca
(psicotrivello affonda nella sconfitta vita,
nel tuo vincente esistere; il senso della vita
è forse in sé, nel tuo turbato attimo,
nel mentre che t’assale,
nel fiore che sboccia e che muore.
La vita è soffrire tuo padre perduto,
è stretta la mano che ami,
voluto esistere aperto al tuo mondo,
è chiusa in se stessi angoscia,
spanto, selvaggio ardore,
struggente fervore, paziente
costruire cercando se stessi nel sé
e negli altri, nel protratto soffrire.
La vita è forse un fiore arrampicato
sul sasso, un ramarro al sole in un prato,
è attesa nel mentre che esisti e che muori
sole che esplode, macchia lunare,
cellula, sperduto errore,
sperdersi in un lungo sentiero, errare).
Piccole piante spremono
minuscoli brevi fiori, rosati e cilestrini
là sulla sabbia che al vento ripete,
sulla deserta duna,
piccole onde del mare.

III edizione anno 2002