Emilia Fragomeni

La voce non ha forza…

La voce non ha forza per svelare
graffi di rosso nel cuore di figli…
A fatica, tra ore accartocciate,
s’apre, timido, un brusio sommesso…
Un canto, dall’ombra, schiarisce
un tenue bagliore di mattino,
sciogliendo in pianti i solchi del ricordo.
Varca i confini l’anima… Ritrova
brandelli di memoria, in fitta
rete di leggende, l’acre coraggio
di sentirsi vivi… E una luce piove
dalla forza del tempo, tra ciottoli
arsi di vento, tra sabbie di sgomenti.
E c’era ardore nel tuo cuore, terra,
che dal dolore alzavi gli occhi,
correvi incontro al prato risvegliato,
tra barbagli di sole e fresco vento,
volgevi in fiumi d’erba i tuoi tormenti,
librandoti su angosce e lamenti.
E in fondo al cuore già tremava un sogno,
progetto di terra libera e felice,
e in esso si spegneva il lungo affanno…
Era speranza il rincorrersi di voci,
tra centenari olivi e vecchie querce,
bagliori luccicanti alle pupille,
lanterne di emozioni dentro i fianchi,
tra abissi misteriosi di cristalli…
Serberà, ancora, luce l’avvenire?
Arderanno, ancora, lucerne
d’illusioni? O… resterà solo
un pugno di spighe a memoria
di quei giorni? Un pulviscolo
sottile, uno stormire di foglie, tra
passaggi di venti e polveri di suoni?
Prigionieri noi siamo dentro un cerchio.
Dietro i vetri tentacoli s’arrampicano,
tentano un varco, un percorso noto,
verso gorghi abissali di tormenti,
verso ambigui recessi… Certo il tempo
metterà i suoi tasselli ed il presente
va oltre quel sussurro aperto tra i sospiri,
va verso… il nulla o… il divenire.
Ma è ancora lì, rivolta verso il cielo,
l’armonia struggente di quei giorni…
e, come allora, si fa brama e mistero,
sforzando inesorabili catene…
Né si è placata la febbre che divora;
noi ci scaldiamo al sole di quel fuoco,
come quando la sera cantavamo,
con torce in mano ardenti di passione,
silenzi illuminati ad ascoltare,
e… sussurrava il mare nel porto
del domani, dove ormeggiare
misteri di speranze, trepide attese,
certezze ferme, prive d’illusioni…

VI edizione anno 2006