Davide Nervo

Mulier insula

L’ho sempre chiamata Irene
nel cuore e nei poveri versi
soprattutto nella mia instancabile
insonne mente
e l’ho incontrata mille volte
era la figlia della strega del nord
o la ragazza dell’est
stuprata dal padre e venduta
era la figlia di cinque padri
e di alcune madri ubriache
era rincorsa ovunque andasse
dal rito tribale dell’anima
della sua terra assetata
era il sorriso minerale e cosmico
che si apriva a volte
sul suo viso
e riverberava nella mente
un incantevole terrore
era Madame Bovary del Canavese
che flirtava in cuor suo
con tutto l’ospedale
era tutte le ragazze
“ di frontiera” di qua e di là
del vivere e del morire
del piangere e dell’amare
con tutte le loro cicatrici
le loro vite incannulate
era la dama col diavolo in corpo
che ingoiava per questo rosari
era tutte troppe le donne
che ho visto piangere
e non fermarsi
- ho impiegato degli anni
a capire che alcune potevo
abbracciarle per farle smettere –
era la madre del giovane bello e dannato
che lo sguardo di luna non ha salvato
la giovane moglie del matto
che offriva il suo petto
come unica cosa concreta
nel suo mondo alienato
erano le slave sposate
da italiani imbelli e frustrati
che non sapevano difenderle
dai loro amici
e dai loro ricordi
era la ragazza con il corpo da mannequin
e gli occhi senza vita
poche invero erano belle
quelle che venivano
dallo psichiatra della mutua
di solito prendevano
la via degli studi sui viali alberati
e da noi venivano spente,
scialbate, sformate
ma io ho imparato
senza sforzo, in realtà,
mi sono abituato
a cogliere un dettaglio,
un ritaglio di specchio dell’anima
spesso rubato
come un vojeur di vetrina del corso
non sempre lo sguardo
a volte, spesso, temuto
per quanto di disperato
avrebbe potuto rivelare
che mi avrebbe pietrificato
a volte un sorriso
od un gesto antico
o l’ovale del viso
o l’incedere lieve
miracolosamente conservato
a volte, spesso, a sera
dall’orizzonte mi vengono incontro
tutte loro
in file scomposte
ma sensate
sempre un po’ rigide
un po’ enigmatiche
mi accolgono e mi interrogano
e si fanno ammirare ed amare
e dicono bene
al mio migrare.

VI edizione anno 2008