Bruno Piccinini

Casa/memoria

Accendi la tua lampada, mi dici,
cammina nei cunicoli e scava,
guarda se ancora esiste
la casa delle veglie dove abitammo
a uno sbocciare d’alba.
No, madre, non posso.
La mia lampada è un vetro senza luce,
la nostra casa è un occhio buio
scavato nella torba,
è un nome impronunciabile.
Sorella della morte è la memoria:
sfatta è la tavola
e l’arco della porta d’arenaria,
disfatti i nostri volti,
la comunione grande di parole.
Noi siamo sogni
diversamente sogni su due terre
e sola eucaristia
è questo sogno.
E nei sogni leggeri come ali,
come code di nuvole
abiteremo ancora quella casa
che non ha più memorie.

IV edizione anno 2004

 

L’ospite d’albergo

Seduto sulla veranda dell’albergo
di notte restava a guardare
in faccia il buio,
apriva i suoi pensieri.
Straborda spesso il giorno oltre il suo senso,
diceva, dona chiavi di porte, linguaggi
che non sai, essenze
affiorano alla luce, zone morte.
E fissava la notte come si fissa un volto,
leggeva il ricordo della luce
il suo morire – e il mare
che tornava nello sguardo nella gola lo vedeva
fiorire sui balconi,
passare sotto gli archi, tra le case,
carezza e ferita tra i capelli,
lo sentiva salire
come una marea crescente silenziosa
e ne toccava con la mano l’onda
lo fermava di nuovo lo viveva,
si specchiava nel suo ignoto movimento.
Poi dava un sospiro – era felicità?
era rimpianto? o quel dolore sordo
senza luce che sta tra pelle e anima? –
e già sentiva il brivido salire
della notte già alta
ed era la vita che di nuovo dal buio
saliva nel suo oscuro movimento.

V edizione anno 2006

 

Giobbe, chi è?

Chi è giobbe? Mi chiedi.
Potrei dirti che è vento che trascina
una gola infinita di lamenti,
un cammino e una sorte in cui si agglomera
l’affanno e la protesta,
l’antinomia e il dubbio
l’invocazione e il grido
l’angoscia della luce e della morte.
O il cerino esposto al soffio
sulla porta fragile dell’essere.
Ma vai oltre l’uomo che trovi spogliato
e ferito nel suo sguardo bellissimo
piagato dentro l’anima e nel corpo
e guarda: giobbe è l’uomo che incontri
ogni giorno agli angoli delle vie, nei bar,
nei gridi d’ospedale
e con te cerca e cammina, e in te va contro il nulla
e il silenzio
a scagliare la pietra incendiata del suo essere.
Perché oscuro è il male.

VI edizione anno 2008