Armando Giorgi

Capitò nella mia città!

Conoscevo quel ragazzo
che fuggì dalla umiltà dei SASSI,
dai sorrisi culturali dei turisti
che scattavano fotografie di miseria
da inserire nell’album dei ricordi.
Capitò nella mia città,
il bagaglio legato con lo spago,
il tipico berretto e il sole nella pelle.
Quando chiuse l’officina,
dipinse, negli occhi,
l’angoscia del disoccupato
e, nel sottoscala dove abitò,
fiorì la lucciola di una candela,
per leggere offerte di lavoro.
Parlò, con me, qualche volta,
della madre sfiancata dagli aborti,
del padre, ostinato a coltivare la terra,
dei fratelli esattori di usurai.
Così, mise la sua onestà appesa al cappio,
attorno al collo, in tasca una lettera
“Il mondo bastardo è come una palla
da prendere a calci” e saltò dalla sedia,
cercando un pavimento lontano
con l’ultimo sussulto
del suo alito di vita.

I edizione anno 2000

 

Lungo la strada degli abeti rossi

Ci eravamo incontrati
nell’ età delle nostre parole
e ridemmo in silenzio,
sentinelle dell’alba.
Aprimmo confini di incanti
con le dita intrecciate
e la nostra essenza umana
ci diede memorie alle veglie stellate,
lungo la strada degli abeti rossi.
Se, darai valore al ritorno,
potrai regalarmi altra esistenza
in questo scenario dei monti azzurri.
Anche se ora sfili passi
in mezzo a cristalli di grattacieli,
foderati di illusioni,
il profilo del tuo volto
bagna ancora spalti delle mie labbra.
“TI AMO” ed io rimango sempre
tra borghi ripidi, per ricordarti
ciò che fummo, uniti nella rugiada della gioia,
sotto questa luna che scandaglia
briciole di infinito.

II edizione anno 2001

 

Altri amici

Appoggiato al tavolo
la bottiglia mi riflette
alfabeti di immagini,
senza il flauto della tua voce
che nuota nella mia memoria.
Penserò, segnare, tra cerchi rossi,
la ricchezza della mia miseria,
in questo ritrovo di periferia
dalle passeggiate perdute.
Altri amici, scacciano la vecchiaia con me,
sulle cime accese dell’età,
tra battiti della morra,dai dialetti sonori
e quartini di barbera,vuotati
con l’ultimo bicchiere della staffa.
Poi, dopo la chiusura dell’osteria dei ricordi,
nasce altrove l’eco della sera,
nell’uguale ritorno all’ospizio,
mentre cerco recite di un DIO,
predicatore di affreschi stellari.
Ora, vorrei parlarti di questi rumori arcani,
quando la notte apre sipari ai sentimenti,
ma entro dentro felici sogni,
accarezzati da sorsi di vino genuino,
prima di confondermi con l’infinito.

III edizione anno 2002

 

Nel teatro degli occhi

In questo rione di periferia,
alcuni, come me,
hanno buchi sul tetto,
ascoltano sinfonie di vento,
con pochi zeri sulla pensione.
Nel teatro degli occhi,
ripassiamo lezioni
di albe e tramonti dalle finestre
senza tendine, mentre svapora
l’odore del cavolo bollito.
Alla sera,
cavaliere di esistenza,
ritrovo voci di amici
che urlano la morra e mangiano
pere col formaggio,
vuotando il solito quartino.
Poi, quando scarabocchio
il diario dei miei ottanta anni,
inciampo nel blu della sera,
coniugando sogni
tra orchestre di infinito
e armonie di silenzio.

VI edizione anno 2008