Antonietta Tafuri

Mi raccontavi

Mi raccontavi ancora un’altra volta
quel tuo giorno perduto d’altro tempo
angolo di vita nel segreto del cuore
trama nascosta d’un tessuto antico
che sfilavi nel pianto della sera.
La testa era un tutt’uno col bianco del cuscino
gli occhi chiusi a ripassare un’alba mai smarrita
che tesseva promesse ancora
a quel battito fievole di vita.
E percorrevo, tenendoti la mano
che s’ancorava a un pugno di ricordi
la via del tuo paese come se fosse proprio lì davanti
stretta, in salita, con i sampietrini
che andava lassù in gola alla montagna
fino a toccare il cielo col campanile della chiesa antica
che batteva ad ogni ora.
E poi quell’altra che scendeva a valle
al camposanto un poco fuori mano
un sentiero bianco di cera al sole
un controsenso a quelle file nere e silenziose
che lasciavano orme di dolore.
Dicevi della casa, due stanze e una cucina grande
della famiglia ai campi e delle sere
quando tutti assieme si parlava dei fatti più importanti
mi dicevi le feste dell’estate
la banda, le ragazze un po’ spigliate
i teneri segreti condivisi fra amici nella piazza
seduti sul muretto delle attese.
Brillavano a momenti quegli occhi quasi spenti
a quel ritorno di note già assopite
improvviso miracolo di luce in quella stanza per terminali
mentre un sogno antico rinfrancava l’ora
con la magia d’un raggio
che ti portava accanto una giovane donna troppo in alto
per te che non avevi niente altro
che la fierezza dei tuoi verdi anni.
Mi seminavi nostalgie nel cuore
cielo di notti e cenere di stelle
scoprendomi ferite ancora aperte
sepolte troppo tempo nei silenzi
mentre l’anima stanca arrancava ostinata
a bere l’oro chiaro di ginestre
inerpicando a stento il suo respiro
più breve adesso all’ansimo del petto.
“Tornaci tu al paese”: il testamento di quell’ora lunga
epilogo a un gomitolo di storia
raccolto filo a filo alla memoria
ora sei foglia, nonno, accartocciata nell’ultima parola
che resta come linfa a penetrare dentro la mia zolla
l’ultimo desiderio del tuo amore.

III edizione anno 2002