Alessandra Bazzà

Nel mio niente

Le mie strade
profumate di gigli e rosa selvatica
di campagna
annusando randagia e curiosa
come i cani senza padrone
che dopo i muretti a secco
tra le graminacee in rigoglio
si scoprono timidi e timorosi
visito e
mille occhi gialli
si confondono
di gatti esperti e sornioni
all’ombra dei ciliegi
tra gli steli alti e
in mezzo ai ranuncoli spontanei.
Anche questa è la mia terra
natia, l’alta Lunigiana
frondosa e verde
di odori incontaminati
che tornano nel naso a frotte
portando pace nei sensi e
recando indugio nel cuore.
Sotto la collina di Fornoli
Il Magra si affretta
verso il mare e
lo accompagnano il pigolio
dei passeri e
il silenzio che spandono
i raggi del sole sulle case
rurali che senza confini
di proprietà si aggettano
sulla via maestra
verso la statale.
I rumori sono soavi
come la pace
della zappa che spacca
la terra affondando il solco e
lo starnazzare dei polli
ruspanti sull’aia o
il vecchio trattore
che catalizza l’esperienza
contadina al raccolto
con minore fatica,
ma poche voci e lontane
si distinguono nell’aria
che vibra e
subito torna
la tranquillità del mio niente.

I edizione, anno 2000

 

Non grilli e cicale…

II dicembre
sottocollinare
sulla grigia strada
che porta
alla campagna
sostando
tra rade casupole
muschiate
sto
in agguato silenzioso
pregustando…
tanti mesi
più non sono …
torno mansueta
e in pace
sospinta dall’aria
che sa
di neve ai monti
di gelo
in questi piccoli
focolari timidi
e di poche persone,
di naturale
silenzio.
L’inverno è qui
tra le quattro anime
dei gatti
che gonfiano le pellicce
selvatiche
e i rami
secchi e fragili
delle betulle
nell’imbrunire
ancora biancastro
di un pomeriggio
che va a morire
e nella sera
che ora viene
deserta.

 II edizione anno 2001

 

L’orto dei ricordi

Sul ramo invernale
spezzato
lungo il sentiero
che porta fuori dall’orto
rivedo le tue dita
annodare il grembiule
fiorito, da lavoro
e riascolto venire dal canale
la voce
che ora nella memoria
suona fragorosa
come l’acqua che scende
dalla cascatella
sulle pietre e scorre via.
Le argille colorate
del campo
si aggrappano pesando assai
sulle mie suole
che sempre più grandi
segnano orme giganti
mescolando fogliame al fango
e pensieri al sentire.
Sotto la pioggia
battente fitta, dolorosa,
si ferisce il mio sguardo
che non ti trova più,
come una volta,
a sorridere al mio arrivo
scuotendo dalla terra
lo stivalone di gomma
e anche gli attrezzi della campagna
sono lì
in mezzo a fili di ferro,
raggomitolati come lana,
e sementi secche,
sparse intorno
a ricordi incanutiti e tremuli.

IV edizione anno 2004