Alberto Carpina

Adagiatela in un letto di rose

Ora che l’alito del vento
s’è fermato sulle ali delle querce,
adagiate in un letto di rose
il corpo di mia madre.
Orlate le sue vesti
d’arabesco e fiori di arancio
senza molestare l’aria solenne
che la circonda.
E tu malinconica luna
che appari ed incendi
le sere d’agosto,
rimani ancora per poco
sulle sue labbra di cielo
offuscate dal blu della notte,
ch’io possa deporre
una lieve carezza
tra l’oro composto dei suoi capelli.
Voi laggiù, siate silenti,
ora che manca
non parlate più di lei,
lasciate che dorma il suo cuore
e sogni voli di farfalle come allora,
poiché domani,
altri scriveranno per intero
il suo nome sulla tomba,
disegnando con le dita nel suo petto
un mare che arde all’infinito.
Sulla terra rimossa
qua e là abbandonate i semi di grano
perché dorate saranno le spighe
nei giorni luminosi di luglio.
E quando l’autunno cadrà
sulle quiete colline,
allora,
accendete per intero tutto il paradiso
affinché lei possa camminarvi
al suo risveglio,
senza calpestare il nuovo giorno
quando sorgerà…timoroso dell’alba.

III edizione anno 2002