METAMORFOSI

Di giorno mi arrabatto, oppresso
dai maligni intrallazzi delle contingenze,
per rimediare il pane quotidiano
come quelle lunghe file di formiche
che vedi in affanno tra le zolle
per tre chicchi di grano dispersi dal vento,
incuranti del canto commosso
che l’usignolo gorgheggia
per il cuore del creato.
Ma di notte
giunge il regno stellato della mia anima
e quando sono solo nella soffitta
una droga soave ed esaltante
mi penetra per le vene
e mi trasforma in un poeta che sogna,
in un poeta che canta i suoi sogni
accompagnato dalla musica della natura,
da tamburi di pioggia, da violini di vento,
dal coro delle rane
e dall’assolo di cornetta del cuculo.